- S. Lorenzo: di cui fanno parte le contrade: Besso, Villa , Villetta;
- S. Michele, con le contrade : Costa, Valsorda, Foresto, Cappelletta, Pianazzo e Serrati.
La località di Villa ha costituito, secondo la tradizione, il primo insediamento di Giustenice.
Storia e personaggi storici
Giustenice si trova nella Valle del torrente Scarincio, affluente del più vasto bacino della Val Maremola. Alle sue spalle il massiccio del monte Carmo (m. 1389).
Lo stemma del Comune di Giustenice raffigura “L’AQUILA e la BILANCIA”, che rappresentano la “GIUSTIZIA” ed hanno un preciso significato storico. Giustenice, infatti, paese esistente già all’epoca delle “GUERRE PUNICHE” combattute da Roma e Cartagine tra gli anni 264 – 146 a.C., era alleata dei Cartaginesi e dopo la conquista romana, acquistò particolare importanza fino a diventare sede di giudicatura. Da qui la derivazione del nome “JUS-TENENS” (tenere giustizia). L’antica denominazione andò modificandosi, nel tempo, in JUS-TENICIA, GIUSTENESI, fino all’attuale GIUSTENICE.
A valle del paese, in località Corti, sono stati ritrovati manufatti di epoca romana, probabilmente resti di una stazione per il cambio dei cavalli. Ufficialmente la data di fondazione del borgo si evince da un atto firmato da Bonifacio di Clavesana il 5 Aprile 1248 (il Castello fu costruito all’inizio di questo secolo). La famiglia degli Aleramici, discendenti di Aleramo, con possedimenti in Asti e Vercelli, progenitori di varie famiglie nobili piemontesi e liguri, tra le quali i marchesi del Carretto il cui capostipite Enrico “il guercio” diventò signore di Finale nel XII secolo. L’incendio e la quasi completa distruzione di Finalborgo nel 1448 da parte dei genovesi (325 case demolite) fu la conclusione di una guerra sanguinosa che vide i difensori capitolare dopo diciotto giorni di cannoneggiamenti che interessarono anche Gorra, Feglino e Orco. Il castello di Giustenice fu devastato dalle preponderanti truppe genovesi.
Il paese di Giustenice (dal latino Jus Tenens “amministrare il diritto”) è composto da varie frazioni raggruppate in cinque contrade, ognuna delle quali prende il nome dalla Chiesa o cappella omonima.
• Santa Libera è posta all’inizio del paese nella frazione Serrati e ne detiene simbolicamente le chiavi; la cappella, con facciata settecentesca, è stata recentemente restaurata. L’interno ospita le statue di santa Liberata e Sant’Antonio da Padova.
• San Lorenzo è l’attuale sede del comune. Nella piazza del Costino sotto l’archivolto, un sedile in pietra testimonia l’attività del giudice che amministrava la giustizia (nella sala consiliare sono conservate le misure, datate 1606, dell’olio e del vino, in pietra di Finale). Infatti dopo la conquista dei territori liguri da parte dei romani, Giustenice diventò sede di giudicatura. La chiesa di San Lorenzo comprende il campanile di stile barocco.
• San Michele è la contrada storicamente più importante; acquartierata intorno al castello dei Del Carretto, fu sede municipale, ” a cà cumünà”. La chiesa (originariamente una semplice cappella) mostra la facciata con l’affresco e la meridiana (lato mare), all’interno il quadro restaurato del Santo. I resti della pianta principale del castello, oltre ai muraglioni a strapiombo e alla torre quadrata suddivisa in ambienti aperti verso la spianata d’accesso, permettono di immaginare la grandiosità di questo fortilizio posto a sentinella di uno dei valichi della val Maremola.
• San Martino, in frazione Valsorda, è probabilmente la contrada più antica; simboleggia l’economia prevalentemente agricola e boschiva del paese. La cappella, (metri 467) è ritenuta tra le prime chiese paleocristiane della zona (VIII secolo). Costruita sul crinale che divide Giustenice da Pietra Ligure, affacciata sul mare, ha il tetto ricoperto dalle “ciappe”, tipiche pesanti lastre di pietra sbrecciata usate nel passato.
• Cappelletta, nella frazione Foresto, rappresenta la devozione religiosa della comunità perché è dedicata alla Madonna di Lourdes. Caratteristico è l’altare costruito ai piedi della grotta che ne rievoca l’apparizione.
Quando il visitatore si aggira curioso nei vecchi borghi di Liguria, non può non rimanere soggiogato dal calore delle case ravvicinate, dalle chiese odorose di cera fusa, dei cortili che contengono il sentore delle parole tra vicini, dei luoghi delegati del potere politico e giudiziario. In questi spazi si sono succeduti secoli di storia minore e tuttora sembrano custodire e offrire al passante le memorie degli amori, delle ambizioni, delle sofferenze, degli intrighi e degli ideali dei nostri antenati. Quando il tramonto scolpisce in controluce i resti del Castello oppure il vento di tramontana o la foschia alterano l’atmosfera quieta del luogo, sull’altura di San Michele aleggiano le ombre perdute e si possono immaginare vicende delle quali rimane unico eterno testimone il massiccio del monte Carmo. Del passaggio del tempo ci sono tracce nelle pietre accatastate, nei manufatti della multiforme attività umana, nei reperti che ancora oggi possiamo leggere per comprendere i nostri progenitori.
Come in tanti altri paesi arroccati, qui è rimasto l’alone di una comunità unita da tradizioni radicate, in contrasto con gli anonimi rapporti di oggi contraddistinti da un futuro senza ricordi, dove manca il senso della cellula familiare, del vicinato e del patriarcato, essenziali punti di riferimento nel bene e nel male per sopravvivere alle angosce esistenziali. I minuscoli cimiteri ottocenteschi sono la traccia di queste viste e visitarli è un esperienza che lascia il segno. Silenzio e pudore, malinconico sentore “e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?”
(Ugo Foscolo).
A cura di Giuliano Confalonieri
Il castello e la storia fino ad oggi
Alcuni storici ipotizzano che già in epoca bizantina, presso lo sperone roccioso su cui verrà edificato in epoca medievale un fortilizio, fosse presente un castrum in seguito conquistato dai Longobardi. Si fa riferimento a Giustenice nel documento del 1047 dove Enrico III il Nero concede alla canonica del Salvatore di Torino un vasto complesso patrimoniale formato da ingenti beni ad Albenga, e assieme viene ceduta Gavenola e nell’ingaunia orientale le ville di Toirano, Borgio e Pietra e la villa cum castrum di Iustenes. Tuttavia, la fondazione del borgo è risalente al 1248 in un atto del 5 aprile firmato da Bonifacio di Clavesana].
Assoggettato all’abbazia di San Pietro in Varatella presso Toirano, rientrò successivamente tra i domini del vescovo di Albenga e ancora dei marchesi Del Carretto tra i secoli XIII e XIV secolo Fu con la bolla papale di Urbano VI che questo territorio tra Giustenice, Borgio Verezzi, Toirano e Pietra Ligure venne ceduto alla Repubblica di Genova, nel 1385, nelle dirette mani del doge genovese Antoniotto Adorno
Intorno alla prima metà del XV secolo, per una serie di vicissitudini, il borgo di Giustenice ritornò ancora sotto la dominazione della famiglia Del Carretto ]. La nuova parentesi carrettesca fu, tuttavia, breve in quanto un pronto attacco e assedio del locale fortilizio, apportato da Genova con l’invio di numerose truppe (e bombarde) al comando del capitano Pietro Fregoso, costrinse alla resa dei fratelli Galeotto e Giovanni Del Carretto; il primo venne fatto prigioniero dai Genovesi il 18 aprile del 1448. Nuovamente nelle mani della repubblica genovese, il borgo di Giustenice fu infeudato alla famiglia Doria dal 1470 sotto la giurisdizione della podesteria della Pietra.
Con la dominazione di Napoleone Bonaparte il territorio di Giustenice rientrò dal 2 dicembre 1797 nel Dipartimento della Maremola, con capoluogo Pietra, all’interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 fece parte del III cantone, con capoluogo Pietra, della Giurisdizione delle Arene Candide e dal 1803 centro principale del VI cantone della Maremola nella Giurisdizione di Colombo. Annesso al Primo Impero francese, il territorio di Giustenice dal 13 giugno 1805 al 1814 fu inserito nel Dipartimento di Montenotte.
Nel 1815 fu inglobato nella provincia di Albenga del Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Dal 1859 al 1927 il territorio fu compreso nel V mandamento di Pietra del circondario di Albenga facente parte della provincia di Genova; nel 1927 con la soppressione del circondario ingauno passò, per pochi mesi, nel circondario di Savona e, infine, sotto la neo costituita provincia di Savona.
Subisce gli ultimi aggiustamenti al territorio comunale nel 1903 con il distacco della frazione di Bringhiera e il suo accorpamento nel comune di Tovo San Giacomo.
Dal 1973 al 31 dicembre 2008 ha fatto parte della Comunità montana Pollupice e, con le nuove disposizioni della Legge Regionale nº 24 del 4 luglio 2008, fino al 2011 della Comunità montana Ponente Savonese.
Dal 4 dicembre 2014 alla primavera del 2015 ha fatto parte dell’Unione dei comuni della Riviera delle Palme e degli ulivi e dal 2015 al maggio 2018 dell’Unione dei comuni della Val Maremola.
Aree naturali
Tra i territori comunali di Giustenice, Bardineto, Bormida, Boissano, Calizzano, Castelvecchio di Rocca Barbena, Loano, Magliolo, Osiglia, Pietra Ligure, Rialto e Toirano è presente e preservato un sito di interesse comunitario, proposto dalla rete Natura 2000 della Liguria, per il suo particolare interesse naturale, faunistico e geologico. Il sito è collocato nell’area boschiva tra il monte Carmo di Loano e il monte Settepani in cui insistono foreste, praterie, versanti rupestri, cavità di interesse speleologico e formazioni carsiche; nella stessa area è presente la Foresta regionale della Borbottina.
Oltre alle zone boschive comprensivi di faggi, pini silvestri e abeti bianchi, sono segnalate le presenze del rododendro, del ginepro nano del Bric dell’Agnellino, la campanula di Savona (Campanula sabatia), la genziana ligure (Gentiana ligustica), le orchidee, la primula marginata (Primula marginata), lo zafferano ligure (Crocus ligusticus) e l’arnica montana (Arnica montana). Tra le specie animali il pesce sanguinerola (Phoxinus phoxinus) e il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes); tra i mammiferi il gatto selvatico
Area naturalistica Wilderness di Giustenice denominata Alta Val Maremola e Monte Carmo (Giogo di Giustenice)
Il valore selvaggio e naturalistico di queste Aree Wilderness è elevatissimo, e, per la loro biodiversità, la fa annoverare al primo posto tra le ormai quasi oltre 80 Aree Wilderness designate in Italia, in 12 Regioni e ben 25 Province; ciò in quanto vi sono presenti innumerevoli specie rare ed endemiche della flora e della fauna alpina. Così come lo è la loro bellezza paesaggistica e scenografica per la loro posizione dominante sul grande arco della riviera ligure occidentale.
Le due Aree Wilderness comprendono le parti più selvagge rimaste nell’Alta Val Maremola, dai circa 100 m del Rio Maremola nella parte più bassa, ai 1389 del Monte Carmo (l’ultima vera montagna alpina della Liguria), ai 1335 m del Bric Agnellino e ai 1072 dello spettacolare Bric Aguzzo. A nord comprende anche la Costa dei Balzi Rossi, già da qualche anno attrezzata con una ferrata per una risalita alpinistica — che è comunque di minimo impatto urbanistico.
A parte qualche tratto di pascolo, le aree sono rivestite da una densa macchia boschiva. Con in basso boschi cedui di Carpino nero e Roverelle ed altre specie meno frequenti della faces montana, e faggete fino alle vette maggiori, per alcuni tratti anche ad alto fusto. Non mancano aceri, roveri e betulle. In alcuni angoli rupestri sulle pendici più basse compaiono anche nuclei di Leccio e modesti tratti di macchia mediterranea.
Dallo stretto punto di vista naturalistico, quest’area geografica rappresenta una realtà biogeografica unica, dove una grande varietà di specie di flora e di fauna tipicamente alpine giungono qui all’estremità orientale della loro distribuzione e dove esse si vengono ad incontrare con quelle tipicamente appenniniche (il limite geografico tra le due catene montuose è infatti stato stabilito poco più di una decina di chilometri più a nord, nel famoso Colle di Cadibona o Bocchetta di Altare). Una presenza anche influenzata dalla stretta vicinanza della costa marina, quindi con le relative specie climaticamente affini. In moltissimi casi si tratta di vere rarità, spesso anche endemismi reperibili solo qui o in pochi altri luoghi, cosa che rende queste montagne una vera e propria nicchia biogeografica.
Particolarmente rilevante è la presenza di un piccolo nudeo di Camoscio alpino (Rupieapra rupicapra) e la segnalazione del Rododendro (Rhododendron ferrugineum); entrambe specie tipicamente alpine qui all’estremo sud-orientale (ligure) della loro distribuzione. Tra le altre specie floristiche almeno degne di una citazione per la loro rarità, ci sono la Pinguicola (Pinguicola vulgaris), la Primula impolverata (Primula marginata), la Genzianella ligure (Gentiana ligustica), il Garofano pavonio (Dianthus pavonius) e il Garofano forcato (Dianthusfireatus), tutte specie del solo Piemonte e Liguria occidentale, nonché il Raponzolo con foglie di betonica (Phyteuma betonicifilium), endemismo della Liguria che giunge solo fino al savonese.
Faunisticamente è probabile che vi sopravviva, almeno nelle parti più meridionali ed esposte alla riviera, la Lucertola ocellata (Timon lepiclus), una delle maggiori rarità zoologiche italiane, qui nel suo areale di maggiore diffusione, nonché la probabile presenza del non comune Geotritone di Strinati (Speleomantes strinati).
Interessante è anche la situazione geomorfologica, con diverse grotte e cavità, alcune anche di recente scoperta e di particolare valore, nonché pinnacoli e insolite formazioni geologiche.
Economia e paesaggio.
L’agricoltura del territorio è caratterizzata principalmente dalla coltivazione di orticole con particolare attenzione alle antiche varietà tramandate nelle generazioni. La cucina è in prevalenza una cucina “di terra”, povera, basata su ingredienti semplici dell’ orto . I Piatti tipici infatti rappresentano una cucina talvolta di recupero legata alla stagionalità ed alla vita contadina che caratterizza l entroterra ligure. Un piatto tipico infatti è la foietta , la “cima dei poveri” composta da un involucro di foglie di verza ripiene di magro e’ un piatto tipico della tradizione insieme alla torta di patate e cipolle, la torta dolce di zucca ed ai pomodori fritti , un antica ricetta tipica delle campagne liguri”
Cultura ed eventi.
Il “Luglio Medievale” di Giustenice è l’evento principale durante il periodo estivo. Nell’ultimo fine settimana di luglio sono organizzati tre giorni di festa che riporteranno l’antico borgo indietro nel tempo di oltre 500 anni. Viene infatti riproposta una cena su ricette medievali, con figuranti in costume quattrocentesco e spettacoli di musici e giocolieri, la rievocazione storica che comprende anche il tradizionale “Palio dei Carri”.
Il legame con i Grimaldi di Monaco
Giustenice venne fondata il 5 Aprile 1248 dal Marchese Bonifacio IV di Clavesana (cofondatore di Zuccarello).
Tra i secoli XIII e XIV fu sotto il dominio dei Del Carretto e nel 1385 con Bolla di Papa Urbano VI venne ceduta alla Repubblica di Genova.
Dal 1421 al 1434, su incarico del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, che era diventato anche Signore di Genova, Giustenice (insieme a Toirano e Pietra Ligure) venne amministrata da Galeotto I Del Carretto, Marchese di Finale Ligure.
Galeotto da Vannina Adorno ebbe diversi figli, tra i quali Bianca, che andò in sposa a Catalano Grimaldi, Signore di Monaco.
Il legame tra Giustenice e i Grimaldi di Monaco esiste nella persona di Bianca, figlia del Marchese Galeotto I Del Carretto Signore di Finale Ligure e Giustenice, che dal 1421 al 1434.
Bianca andò in sposa a Catalano, Signore di Monaco dal 1454 al 1457. Bianca del Carretto (1432-1458) infatti fu Lady di Monaco per matrimonio con Catalano Grimaldi, figlia di Galeotto I del Carretto, marchese di Finale, e morì senza lasciare ulteriori discendenti diretti oltre alla figlia Claudina.
Origini familiari di Bianca Del Carretto
Bianca del Carretto nacque nel 1432 a Finale Ligure, in Liguria, da Galeotto I Del Carretto, marchese di Finale e dalla moglie Vannina Adorno. La famiglia dei Del Carretto era una delle principali casate nobiliari liguri, con radici nella dinastia degli Aleramici e possedimenti nel Ponente ligure, inclusa la marca del Finale, mantenuta fino al XVII secolo
Matrimonio con Catalano Grimaldi
Bianca sposò Catalano di Monaco, signore di Monaco, divenendo così Lady di Monaco.
Il matrimonio univa le famiglie Del Carretto e Grimaldi, rafforzando legami politici e dinastici tra Liguria di Ponente e il Principato di Monaco. Catalano, nato nel 1415, era figlio di Giovanni I di Monaco e di Pomellina Fregoso, e succedette al padre come Signore di Monaco nel 1454.
Discendenza
Dal matrimonio tra Bianca e Catalano nacque una sola figlia, Claudina, che, alla morte prematura del padre nel 1457, divenne signora di Monaco sotto la tutela della nonna Pomellina Fregoso. Bianca morì l’anno seguente, nel 1458, a Monaco, per ragioni non note.
La figlia Claudina rappresentò dunque il.collegamento diretto tra i Del Carretto e la linea di successione dei Grimaldi in quell’epoca.
Contesto storico
Bianca visse in un periodo di intensa attività politica e militare nella Liguria del Quattrocento, in cui i marchesi del Finale erano coinvolti nella diplomazia e nelle guerre locali, spesso in contrasto con la Repubblica di Genova e allineati con potenze maggiori come i Visconti di Milano.
Attraverso il matrimonio con Catalano, la famiglia del Carretto consolidò la propria influenza anche oltre la Liguria, nell’ambito del Principato di Monaco.
In sintesi, Bianca del Carretto fu una figura chiave per i legami tra Liguria e Monaco, figlia di una casata nobile ligure, consorte del signore di Monaco, madre di Claudina e morta giovane senza lasciare discendenza maschile diretta
(da Wikipedia)
Il legame con i Grimaldi di Monaco
Giustenice venne fondata il 5 Aprile 1248 dal Marchese Bonifacio IV di Clavesana (cofondatore di Zuccarello).
Tra i secoli XIII e XIV fu sotto il dominio dei Del Carretto e nel 1385 con Bolla di Papa Urbano VI venne ceduta alla Repubblica di Genova.
Dal 1421 al 1434, su incarico del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, che era diventato anche Signore di Genova, Giustenice (insieme a Toirano e Pietra Ligure) venne amministrata da Galeotto I Del Carretto, Marchese di Finale Ligure.
Galeotto da Vannina Adorno ebbe diversi figli, tra i quali Bianca, che andò in sposa a Catalano Grimaldi, Signore di Monaco.
Il legame tra Giustenice e i Grimaldi di Monaco esiste nella persona di Bianca, figlia del Marchese Galeotto I Del Carretto di Finale Ligure, che dal 1421 al 1434 amministrò Giustenice.
Bianca andò in sposa a Catalano, Signore di Monaco dal 1454 al 1457.